ANNA CONTARDI

Please follow and like us:

Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down (AIPD), ci parla dell’origine del progetto On My Own…at Work, della sua evoluzione come progetto europeo e di cosa significa il marchio Valueable. Attenti! Se non fate ancora parte della rete Valueable… affrettatevi!

QUALI SONO LE ORIGINI DEL PROGETTO “On my own…at work” (OMO)? OMO PROJECT?

 L’AIPD è impegnata  nel campo dell ’inserimento lavorativo dagli inizi degli anni ‘90 e i primi inserimenti sono stati proprio effettuati nel settore della ristorazione, poi allargandosi ad altri settori. 

In epoca più recente abbiamo fatto un’esperienza molto importante: la realizzazione del programma televisivo ‘Hotel 6 stelle’, che ha compreso ben due edizioni. In questo programma, le telecamere seguivano 6 persone con Sindrome Down durante il tirocinio in un grand hotel e un resort. Noi abbiamo collaborato con la produzione, sia in quanto consulenti sia proprio nel supporto ai tirocini attraverso i nostri tutor.

Il settore alberghiero è un settore importante poiché ci sono tante mansioni diverse, semplici, dove i ragazzi si possono inserire con facilità, con buoni risultati in termini produttivi

 Abbiamo visto che questa iniziativa ha avuto un grande successo in termini comunicativi poiché molta gente ha cambiato la propria opinione sulle persone con Sindrome Down. Alla fine del programma abbiamo chiesto di inserire una scritta che invitava le aziende che volevano accogliere come tirocinanti o lavoratori persone con Sindrome Down, a contattarci, ed effettivamente molte aziende l’hanno fatto, perciò ci siamo resi conto che, di fatto, il settore alberghiero è un settore importante poiché ci sono tante mansioni diverse, semplici, dove i ragazzi si possono inserire con facilità, con buoni risultati in termini produttivi.

 In seguito  a questa esperienza, abbiamo cominciato a costruire il progetto. Già diversi anni fa eravamo partiti con delle lettere ai colleghi di lavoro dei tirocinanti per accompagnarli all’incontro col nuovo collega. Quello che abbiamo fatto con il progetto OMO è stato sviluppare ulteriormente questo, andando a vedere sul campo le difficoltà più ricorrenti dei colleghi di lavoro e costruendo in base a questa esperienza, quattordici mini video tutorial. Insomma è un proseguimento dell’esperienza del lavoro che abbiamo fatto sull’inserimento.

 

 COME FA UN PROGETTO A  DIVENTARE EUROPEO?

 Volevamo innanzitutto dare al progetto più spessore e condividerlo con altre realtà, quindi abbiamo cominciato prima contattando le associazioni che conoscevamo per precedenti collaborazioni, e poi cercando di creare una rete che rappresentasse l’attuale mondo del lavoro. In primo luogo la ricerca si è concentrata sugli alberghi da coinvolgere, ma poi è stato necessario trovare anche altre competenze, ad esempio, nel  mondo dell’università, per aiutarci a migliorare la qualità del nostro lavoro, cercando anche di cogliere la possibilità di realizzare un prodotto che si potesse diffondere in tutta Europa, tant’è che la prima cosa a cui abbiamo pensato riguardo l’elaborazione dell’App è stato renderla internazionale. Tale strumento, totalmente  personalizzabile può avere un utilizzo immediato in qualsiasi paese. Abbiamo infatti costruito un tutorial per il collega di lavoro o il tutor, con una guida che assiste il tutor nell’inserimento dei contenuti e direttamente nella lingua del destinatario, quindi il tirocinante quando apre l’app la trova immediatamente nella sua lingua.

 

 QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA IL PROGETTO ON MY OWN..AT WORK E GLI ALTRI PROGETTI EUROPEI?

 La valenza del progetto europeo è proprio quella dello scambio delle competenze e del guardare oltre, oltre il proprio sistema legislativo, oltre gli altri aspetti culturali… Direi che OMO traduce un po’ tutto quello che abbiamo imparato nell’esperienza di tanti anni, creare una rete che sia una vera rete multifaccia, non solo l’insieme di tante associazioni, quindi non solo la presenza di un unico punto di vista.

La valenza del progetto europeo è proprio quella dello scambio delle competenze e del guardare oltre, oltre il proprio sistema legislativo, oltre gli altri aspetti culturali… 

Un’altra cosa che lo contraddistingue dai precedenti progetti è un grande rigore formale. Il codice che noi chiediamo agli alberghi di sottoscrivere è stato elaborato insieme con l’Università di Roma TRE, con grande attenzione all’ internazionalità.

  

COME SI COLLEGA IL PROGETTO CON L’AUTONOMIA?

 È chiaro che l’autonomia è un prerequisito per il lavoro. Ciò che dicono spesso i datori di lavoro è che possono accettare che il ragazzo sia un po’ più lento nello svolgere le mansioni, (poiché spesso un ragazzo con disabilità è più lento nel fare le cose), ma sottolineano che la cosa che sta loro più a cuore è che gradualmente egli/ella diventi indipendente rispetto ai colleghi poiché altrimenti, sarebbe una risorsa a metà, necessitando sempre di qualcuno a fianco. Allora, la caratteristica dell’app è, in generale la caratteristica del progetto, ovvero rendere il più indipendente possibile il ragazzo dai colleghi, costruendo attraverso l’app una funzione di aiuto che in quel caso non ha bisogno di una persona, ma viene affidata allo strumento. E’ questo il senso di un po’ tutte le nuove tecnologie, degli strumenti facilitanti. sostituire la presenza costante di una persona con quella di una strumentazione.

 Il progetto ‘On my own’ vuole che le persone con disabilità intellettive, se adeguatamente supportate, possano svolgere il proprio lavoro

 

 Perciò, il titolo del progetto ‘On my own’, da solo, è proprio il messaggio finale a cui vogliamo arrivare, cioè che le persone con disabilità intellettive, se adeguatamente supportate, possono svolgere il proprio lavoro –che magari avrà bisogno di un po’ più di tempo per essere svolto- ma lo possono svolgere in modo indipendente.

  

MARCHIO VALUEABLE

 Il marchio Valueable aggiunge la dimensione della valorizzazione della diversità a tuttotondo. Oggi ci sono molti alberghi, locali, che hanno cominciato a manifestare esplicitamente un’accoglienza al cliente ‘speciale’. Abbiamo anche partecipato a un progetto di formazione per gli alberghi sull’accoglienza del ‘cliente speciale’. Il marchio Valueable fa vedere come questa attenzione non è più un’ attenzione solo al cliente, ma un’ attenzione a tutto il contesto lavorativo; quindi, di fronte al cliente, di fronte ai lavoratori, quindi l’attenzione alle diversità dei lavoratori tutti e a quei lavoratori particolari che ho deciso di accogliere perché li riconosco come una risorsa.

 Il marchio Valueable aggiunge la dimensione della valorizzazione della diversità a tuttotondo

Il marchio Valueable non vuole dire solo “sono accogliente”, ma “riconosco una persona con disabilità come una risorsa della mia azienda”. È vedere la diversità come una risorsa: il mio stesso albergo che diventa più ricco perché al suo interno ci sono delle diversità.